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	<title>AP antologia politica</title>
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		<title>AP antologia politica</title>
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		<title>L&#8217;EUROPA DI TOPOLANEK E SCHWARZENBERG (??)</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 09:36:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ATTACCO DI ISRAELE E&#8217; DA CONDANNARE O E&#8217; &#8220;UN&#8217;AZIONE DIFENSIVA&#8221;? I carri armati di Israele a Gaza, Hamas che chiama alla guerra totale, il Medio Oriente ancora una volta nel rogo: e l&#8217;Europa che parla con una, due, tre voci diverse, mai così divisa e incerta. Colui che fino a una settimana fa era il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antologiapolitica.wordpress.com&amp;blog=3839834&amp;post=68&amp;subd=antologiapolitica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ATTACCO DI ISRAELE E&#8217; DA CONDANNARE O E&#8217; &#8220;UN&#8217;AZIONE DIFENSIVA&#8221;?</p>
<p>I carri armati di Israele a Gaza, Hamas che chiama alla guerra totale, il Medio Oriente ancora una volta nel rogo: e l&#8217;Europa che parla con una, due, tre voci diverse, mai così divisa e incerta. Colui che fino a una settimana fa era il presidente di turno dell&#8217;Ue, il francese Nicolas Sarkozy, non ha dubbi: l&#8217;attacco di Israele è da condannare. Ma coloro che sono oggi i suoi eredi alla guida della stessa presidenza, i cechi del governo di centrodestra guidato dal primo ministro Topolanek, hanno meno dubbi ancora: no, quella di Israele «è un&#8217; azione difensiva». Mentre l&#8217;organismo che istituzionalmente dovrebbe affiancarli, la Commissione europea, sembra prendere le distanze con un secco «no comment». Per completare il tutto, nelle prossime ore atterreranno in Medio Oriente due aerei con due delegazioni europee inviate per lo stesso scopo, cioè per inventare un qualche spiraglio di mediazione: una, quella ufficiale della Ue, che oggi comincerà il suo viaggio dal Cairo, con l&#8217;Alto rappresentante per la politica estera Javier Solana, il commissario europeo alle Relazioni esterne Benita Ferrero- Waldner, il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner e quello ceco Karel Schwarzenberg; l&#8217;altra, quella inviata dall&#8217;Eliseo e guidata appunto da Sarkozy. (Corsera 4/1/2009)</p>
<p>MALINTESO</p>
<p>La repubblica Ceca, presidente di turno della Ue, prova a ricucire lo strappo con alcuni paesi Ue, Francia in testa, provocato dalle dichiarazioni del premier Topolanek («l´azione di Israele è difensiva e non offensiva»), e il ministro degli Esteri Karel Schwarzenberg parla di «malinteso». (Rep. 5/1/2009)</p>
<p>PUNTI DI RIFERIMENTO/I INTERVISTA A FRATTINI, MINISTRO DEGLI ESTERI (in completo giacca e cravatta)</p>
<p>«Hamas ha fatto qualcosa di più grave che violare una semplice tregua, che lanciare dei razzi su Israele. Ha violato il principio &#8220;pace in cambio di territori&#8221; che è quello grazie al quale i palestinesi hanno riavuto Gaza da Sharon, quello che dovrebbe permettere la creazione dello Stato palestinese con la restituzione anche della Cisgiordania. Ma, appunto, in cambio della pace. Ecco perché secondo me Hamas non solo è un gruppo terroristico, ma è una organizzazione che mina profondamente il percorso per la giusta creazione di uno Stato palestinese». Franco Frattini, ministro degli Esteri, parla della guerra a Gaza. Walter Veltroni lo ha definito «inadeguato» nelle sue reazioni all´operazione israeliana. «Ma mi dice piuttosto Veltroni se il Pd sta con il ministro ombra degli esteri Fassino, che alle Camere ha espresso una posizione politica equilibrata, o con D´Alema, che insiste a chiedere di trattare con i terroristi? Non so con quale credibilità parli chi il 30 dicembre era in vacanza e non alle Camere dove il governo riferiva di avere in cima alla lista delle sue richieste quella del cessate-il-fuoco. Noi oggi ripeteremo questo a israeliani e palestinesi, l´ambasciatore Ragaglini ripeterà i 4 punti che sono la posizione italiana dal 30 dicembre». Anche dopo l´invasione di terra l´atteggiamento non cambia? «Nella sostanza no, anche se c´è un appello più pressante a Israele affinché tuteli i civili a Gaza. Il primo punto è appunto quello di una tregua immediata. Poi la necessità di far partire immediatamente aiuti sanitari e umanitari per la popolazione palestinese di Gaza (l´Italia ha giù stanziato un altro milione di euro). Terzo punto, chiediamo una condanna chiara di Hamas per i suoi attacchi a Israele e per aver fatto saltare la tregua. L´ultimo è quello sulla protezione dei civili, ancora più pressante in questa fase della guerra». è sicuro che il governo italiano abbia posto l´enfasi necessaria perché davvero venga raggiunta una tregua? «L´Italia ritiene di avere una posizione equilibrata: Israele ha il diritto di difendersi, ma ha il dovere di evitare vittime civili. Il diritto alla difesa di Israele ha il limite nell´obbligo di tutelare la vita di donne e bambini, dei più deboli che a Gaza sono in ostaggio di Hamas. Il messaggio più alto è quello del Papa: un cessate-il-fuoco va raggiunto il prima possibile, bisogna che Israele abbia il massimo riguardo della popolazione civile. Ma io ricordo sempre una cosa: all´inizio di dicembre Hamas non ha risposto alle suppliche di Israele perché la tregua venisse rispettata». La Livni aveva assicurato che non ci sarebbe stata invasione di terra. «Nei contatti diretti che abbiamo avuto con il presidente Peres e la collega Tzipi Livni ci hanno escluso l´interesse di Israele al ritorno ad occupare stabilmente Gaza. La Livni poi non prevedeva l´operazione di terra, perché gli israeliani stavano valutando la possibilità di raggiungere gli obiettivi solo con l´operazione aerea. Sono entrati a Gaza perché estirpare le basi missilistiche e le altre installazioni terroristiche non è stato possibile solo con l´aeronautica». Da oggi una miriade di inviati europei percorre il Medio Oriente: non rischiano di incrociarsi in maniera caotica? «Se si riferisce alla divisione nella Ue, è vero, con la fine della presidenza francese tutto è più evidente: vedere da una parte la missione di Sarkozy, dall´altra quella dei ministri della trojka è una rappresentazione della divisione europea. E in queste condizioni il nostro peso politico crolla. Tra l´altro proprio adesso che l´Onu è bloccata da veti contrapposti, e che gli Usa sono in una fase di paralisi da transizione. Si sente la mancanza dell´America, ma credo sia sempre più vero che l´Europa o gli Usa da soli non hanno il potere necessario per cambiare le cose in Medio Oriente». Tra le altre possibilità c´è quella che la Ue controlli la tregua? «Si, l´idea di creare un meccanismo internazionale per monitorare la tregua è in discussione all´Onu e su molti altri tavoli. L´Europa ha la sua missione che controllava il valico di Rafah, ma questa sarebbe una missione diversa, ad un livello più alto e complesso. Intanto però speriamo di raggiungere al più presto la tregua». (Rep 5/1/2009)</p>
<p> </p>
<p>PUNTI DI RIFERIMENTO/II INTERVISTA A LA RUSSA, MINISTRO DELLA DIFESA</p>
<p>Ministro della Difesa Ignazio La Russa, la guerra di Gaza potrebbe avere ripercussioni anche nel sud del Libano, dove sono impegnati i soldati italiani nella missione di pace dell´Onu? «Il contingente italiano ha innalzato il livello di allerta, ma al momento la situazione in Libano è tranquilla. Ho parlato con il capo di Stato Maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini, e con il comandante della missione Unifil, il generale italiano Claudio Graziano, che mi hanno rassicurato: al momento non ci sono avvisaglie di un possibile innalzamento della tensione, anche se in quest´area non si può mai dare nulla per scontato». Sono stati ritrovati razzi puntati su Israele, proprio nella zona dove operano gli italiani. E il ministro della Difesa, Barak, avverte che lo Stato ebraico è pronto a rispondere ad eventuali attacchi di Hezbollah. «Sì, è stata scoperta una batteria di missili, ma si ritiene che appartenga a un gruppo locale. Il generale Graziano ha contatti telefonici quotidiani con tutte le parti: il ministro Barak ha espresso la volontà di non trasferire la tensione nel sud del Libano, mentre il premier libanese Siniora ha garantito che il suo esercito rafforzerà la collaborazione con la forza internazionale dispiegata nel sud del Paese». E con il movimento islamico Hezbollah, ha parlato il generale Graziano? «Mi ha detto di essere in contatto con tutte le parti quindi, credo, anche con Hezbollah». Per far tacere le armi a Gaza si è parlato di un possibile contingente internazionale di interposizione. L´Italia sarebbe pronta a sostenere, anche economicamente, questa missione? «I nostri soldati sono già in Libano, in Afghanistan e nei Balcani e sarebbero pronti ad affrontare qualsiasi situazione. Il lato economico, poi, dipende dal governo, non dalla Difesa. Ma il problema è un altro. Non vedo una prospettiva immediata per una missione militare internazionale: un contingente di pace può far rispettare gli accordi presi tra due contendenti, non imporli». Il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, sostiene che l´Alleanza atlantica potrebbe aiutare la stabilizzazione del Medio Oriente. «Nella Striscia non vedo le condizioni per una forza di interposizione: in Georgia, prima hanno taciuto le armi, poi sono scesi in campo gli osservatori internazionali». L´invasione militare di Gaza ha diviso l´Europa. Qual è il suo giudizio? «Io concordo con il documento votato dalle commissioni Esteri del parlamento, e fatto proprio anche dal ministro degli Esteri ombra del Pd, Piero Fassino, ma non dai suoi compagni di partito, come dimostrano gli attacchi dell´opposizione. Si chiede il cessate-il-fuoco, l´incolumità dei civili. E si dice che la responsabilità è di Hamas, perché ha rotto la tregua. Auspico due popoli e due Stati, ma la pace non sarà possibile fino a quando gli estremisti palestinesi negheranno l´esistenza di Israele». Non ritiene che la risposta militare dello Stato ebraico ai razzi lanciati da Hamas sia stata sproporzionata? «Bisogna mettersi nei panni degli israeliani: se a Napoli o a Milano arrivassero ogni giorno missili dall´estero la diplomazia, inevitabilmente, lascerebbe spazio all´azione militare». La Francia ha chiesto a Israele di fermare l´avanzata di terra: sono già stati uccisi oltre 500 palestinesi. «Come avrebbero dovuto comportarsi gli israeliani, farsi massacrare a centinaia dai missili di Hamas? La risposta non va proporzionata al numero di vittime, ma al grado di pericolosità che un´azione arreca a un popolo. Ciò non toglie che abbiamo il dovere di chiedere un immediato cessate-il-fuoco». In alcune città italiane ci sono state manifestazioni anti-israeliane, e sono state bruciate bandiere con la stella di David. «Anche ai tempi delle manifestazioni contro l´invasione in Ungheria dell´Unione Sovietica, noi giovani di destra non abbiamo mai dato fuoco a un vessillo. Una bandiera non rappresenta mai il governo di quel momento, ma un intero popolo: bruciarla è una delle cose più abiette che si possano fare». (Rep 5/1/2009)</p>
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		<title>LA CORRUZIONE INCONSAPEVOLE CHE AFFONDA IL PAESE</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 21:48:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antologiapolitica</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>DI ROBERTO SAVIANO</p>
<p>La cosa enormemente tragica che emerge in questi giorni è che nessuno dei coinvolti delle inchieste napoletane aveva la percezione dell&#8217;errore, tantomeno del crimine. Come dire ognuno degli imputati andava a dormire sereno. Perché, come si vede dalle carte processuali, gli accordi non si reggevano su mazzette, ma sul semplice scambio di favori: far assumere cognati, dare una mano con la carriera, trovare una casa più bella a un costo ragionevole. Gli imprenditori e i politici sanno benissimo che nulla si ottiene in cambio di nulla, che per creare consenso bisogna concedere favori, e questo lo sanno anche gli elettori che votano spesso per averli, quei favori. Il problema è che purtroppo non è più solo la responsabilità del singolo imprenditore o politico quando è un intero sistema a funzionare in questo modo. </p>
<p>Oggi l&#8217;imprenditore si chiama Romeo, domani avrà un altro nome, ma il meccanismo non cambierà, e per agire non si farà altro che scambiare, proteggere, promettere di nuovo. Perché cosa potrà mai cambiare in una prassi, quando nessuno ci scorge più nulla di sbagliato o di anomalo. Che un simile do ut des sia di fatto corruzione è un concetto che moltissimi accoglierebbero con autentico stupore e indignazione. Ma come, protesterebbero, noi non abbiamo fatto niente di male! </p>
<p>E che tale corruzione non vada perseguitata soltanto dalla giustizia e condannata dall&#8217;etica civile, ma sia fonte di un male oggettivo, del funzionamento bloccato di un paese che dovrebbe essere fondato sui meccanismi di accesso e di concorrenza liberi, questo risulta ancora più difficile da cogliere e capire. La corruzione più grave che questa inchiesta svela sta nel mostrarci che persone di ogni livello, con talento o senza, con molta o scarsa professionalità, dovevano sottostare al gioco della protezione, della segnalazione, della spinta. </p>
<p>Non basta il merito, non basta l&#8217;impegno, e neanche la fortuna, per trovare un lavoro. La condizione necessaria è rientrare in uno scambio di favori. In passato l&#8217;incapace trovava lavoro se raccomandato. Oggi anche la persona di talento non può farne a meno, della protezione. E ogni appalto comporta automaticamente un&#8217;apertura di assunzioni con cui sistemare i raccomandati nuovi. </p>
<p>Non credo sia il tempo di convincere qualcuno a cambiare idea politica, o a pensare di mutare voto. Non credo sia il tempo di cercare affannosamente il nuovo o il meno peggio sino a quando si andrà incontro a una nuova delusione. Ma sono convinto che la cosa peggiore sia attaccarsi al triste cinismo italiano per il quale tutto è comunque marcio e non esistono innocenti perché in un modo o nell&#8217;altro tutti sono colpevoli. Bisogna aspettare come andranno i processi, stabilire le responsabilità dei singoli. Però esiste un piano su cui è possibile pronunciarsi subito. Come si legge nei titoli di coda del film di Francesco Rosi &#8220;Le mani sulla città: &#8220;I nomi sono di fantasia ma la realtà che li ha prodotti è fedele&#8221;. </p>
<p>Indipendentemente dalle future condanne o assoluzioni, queste inchieste della magistratura napoletana, abruzzese e toscana dimostrano una prassi che difficilmente un politico &#8211; di qualsiasi colore &#8211; oggi potrà eludere. Non importa se un cittadino voti a destra o a sinistra, quel che bisogna chiedergli oggi è esclusivamente di pretendere che non sia più così. Non credo siano soltanto gli elettori di centrosinistra a non poterne più di essere rappresentati da persone disposte sempre e soltanto al compromesso. La percezione che il paese stia affondando la hanno tutti, da destra a sinistra, da nord a sud. E come in ogni momento di crisi, dovrebbero scaturirne delle risorse capaci di risollevarlo. Il tepore del &#8220;tutto è perduto&#8221; lentamente dovrebbe trasformarsi nella rovente forza reattiva che domanda, esige, cambia le cose. Oggi, fra queste, la questione della legalità viene prima di ogni altra. </p>
<p>L&#8217;imprenditoria criminale in questi anni si è alleata con il centrosinistra e con il centrodestra. Le mafie si sono unite nel nome degli affari, mentre tutto il resto è risultato sempre più spaccato. Loro hanno rinnovato i loro vertici, mentre ogni altra sfera di potere è rimasta in mano ai vecchi. Loro sono l&#8217;immagine vigorosa, espansiva, dinamica dell&#8217;Italia e per non soccombere alla loro proliferazione bisogna essere capaci di mobilitare altrettante energie, ma sane, forti, mirate al bene comune. Idee che uniscano la morale al business, le idee nuove ai talenti. </p>
<p>Ho ricevuto l&#8217;invito a parlare con i futuri amministratori del Pd, così come l&#8217;invito dell&#8217;on del Pdl Granata ad andare a parlare a Palermo con i giovani del suo partito. Credo sia necessario il confronto con tutti e non permettere strumentalizzazioni. Le organizzazioni criminali amano la politica quando questa è tutta identica e pronta a farsi comprare. Quando la politica si accontenta di razzolare nell&#8217;esistente e rinuncia a farsi progetto e guida. Vogliono che si consideri l&#8217;ambito politico uno spazio vuoto e insignificante, buono solo per ricavarne qualche vantaggio. E a loro come a tutti quelli che usano la politica per fini personali, fa comodo che questa visione venga condivisa dai cittadini, sia pure con tristezza e rassegnazione. </p>
<p>La politica non è il mio mestiere, non mi saprei immaginare come politico, ma è come narratore che osserva le dinamiche della realtà che ho creduto giusto non sottrarmi a una richiesta di dialogo su come affrontare il problema dell&#8217;illegalità e della criminalità organizzata. Il centrosinistra si è creduto per troppo tempo immune dalla collusione quando spesso è stato utilizzato e cooptato in modo massiccio dal sistema criminale o di malaffare puro e semplice, specie in Campania e in Calabria. Ma nemmeno gli elettori del centrodestra sono felici di sapere i loro rappresentanti collusi con le imprese criminali o impegnati in altri modi a ricavare vantaggi personali. Non penso nemmeno che la parte maggiore creda davvero che sia in atto un complotto della magistratura. Si può essere elettori di centrodestra e avere lo stesso desiderio di fare piazza pulita delle collusioni, dei compromessi, di un paese che si regge su conoscenze e raccomandazioni. </p>
<p>Credo che sia giunto il tempo di svegliarsi dai sonni di comodo, dalle pie menzogne raccontate per conforto, così come è tempo massimo di non volersela cavare con qualche pezza, quale piccola epurazione e qualche nome nuovo che corrisponda a un rinnovamento di facciata. Non ne rimane molto, se ce n&#8217;è ancora. Per nessuno. Chi si crede salvo, perché oggi la sua parte non è stata toccata dalla bufera, non fa che illudersi. Per quel che bisogna fare, forse non bastano nemmeno i politici, neppure (laddove esistessero) i migliori. In una fase di crisi come quella in cui ci troviamo, diviene compito di tutti esigere e promuovere un cambiamento. </p>
<p>Svegliarsi. Assumersi le proprie responsabilità. Fare pressione. È compito dei cittadini, degli elettori. Ognuno secondo la sua idea politica, ma secondo una richiesta sola: che si cominci a fare sul serio, già da domani. (La Repubblica 20/12/2008)</p>
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		<title>RE(LI)GIONE LOMBARDIA E LA &#8220;QUESTIONE PENALE&#8221;</title>
		<link>http://antologiapolitica.wordpress.com/2008/11/27/religione-lombardia-e-la-questione-penale/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Nov 2008 00:22:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antologiapolitica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[FORMIGONI E IL BRACCIO DI FERRO CON BEPPINO «La vicenda di Eluana Englaro nella sua tragicità e singolarità, sta mettendo in discussione il principio della laicità dello Stato e delle istituzioni». A parlare è l&#8217;avvocato Raffaele Della Valle, cattolico, ex parlamentare di Forza Italia di cui è stato uno dei fondatori. Malgrado sia stato compagno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antologiapolitica.wordpress.com&amp;blog=3839834&amp;post=57&amp;subd=antologiapolitica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>FORMIGONI E IL BRACCIO DI FERRO CON BEPPINO</p>
<div id="visiblecontent" class="documenttext">«La vicenda di Eluana Englaro nella sua tragicità e singolarità, sta mettendo in discussione il principio della laicità dello Stato e delle istituzioni». A parlare è l&#8217;avvocato Raffaele Della Valle, cattolico, ex parlamentare di Forza Italia di cui è stato uno dei fondatori. Malgrado sia stato compagno di partito del governatore della Lombardia Roberto Formigoni, non condivide il no al ricovero in una struttura sanitaria lombarda della donna di Lecco in stato vegetativo permanente cui è stato riconosciuto il diritto di interrompere l&#8217;alimentazione artificiale. Fino a che punto una Regione può rifiutarsi di applicare una sentenza? Già ora non ci sarebbe spazio per l&#8217;opposizione. Da questo punto di vista la famiglia Englaro ha il diritto tutto dalla sua parte. Chi si sta esponendo all&#8217;accusa di inadempienza è la Regione Lombardia in primis e poi tutte le altre Regioni che dovessero negare il ricovero alla ragazza. Mi rendo conto che siamo di fronte ad un caso non solo giuridico ma che chiama in causa anche i principi etici, tuttavia di fronte ad un dettato giuridico nessuno può rifiutarsi di applicarlo. Non ottemperare quanto stabilito dai supremi giudici, lo ricordo, è un reato penale. Tanto è vero che la Regione potrebbe essere chiamata a rispondere anche di questo. Tuttavia a cinque giorni dal pronunciamento della Cassazione non è stato possibile individuare una struttura sanitaria pubblica per mettere in pratica quanto riconosciuto dai giudici. Posizione illegittima oltre che non comprensibile. Per intenderci, è lo stesso caso della legge sull&#8217;aborto, un diritto riconosciuto dallo Stato italiano, uno Stato laico. Un governo regionale può avere una visione dello Stato cristiano-cattolica che interdice l&#8217;applicazione di certi principi e quindi consideri l&#8217;interruzione della gravidanza un omicidio. Questo tuttavia non può limitare l&#8217;applicazione della legge nella strutture sanitarie pubbliche, anche in presenza di una maggioranza di medici obiettori. Un&#8217;istituzione deve infatti garantire i diritti a tutti i cittadini, al di là del credo religioso. Quali sono a suo parere le conseguenze di questo conflitto al di là di quelle che riguardano direttamente Eluana? Il braccio di ferro tra magistratura e Regione Lombardia sul caso Englaro può portare conseguenze molto gravi. Non è bello che una Regione non adempia ad un dettato dell&#8217;autorità giudiziaria rifiutandosi di riconoscere un diritto riconosciuto ad un cittadino perché il governo regionale condivide le posizioni del Vaticano su una determinata questione. Mi pare di tornare ai tempi delle battaglie tra Stato e Chiesa. E purtroppo questo pasticcio è frutto dell&#8217;inadempienza del parlamento che ancora non è stato in grado di fare una legge sui temi etici. Inutile accusare poi i giudici di avere troppo potere quando non si è in grado di esercitarlo fino in fondo.  (La Provincia di Varese,  del 17/11/2008 )</div>
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		<title>IL VERTICE DI PARIGI E LA SINDROME IRLANDESE</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 01:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antologiapolitica</dc:creator>
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<p class="MsoNormal">IL VERTICE &#8211; La crisi dei mutui ha solcato l&#8217;Atlantico e le prime ondate stanno già toccando l&#8217;Europa. Riuscirà il vecchio continente a fare fronte comune per limitarne gli effetti? Per rispondere a questa domanda si sono riuniti oggi i presidenti di Italia, Francia, Germania e Regno Unito, i quattro paesi europei che fanno parte del G8. La sede del summit è l&#8217;Eliseo, casa di Nicolas Sarkozy, presidente di turno dell&#8217;Unione. A Parigi oltre a Angela Merkel, Gordon Brown e Silvio Berlusconi sono presenti anche il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, quello della Commisione europea, Jose&#8217; Manuel Barroso, e dell&#8217;Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. Prima dell&#8217;inizio del vertice, Sarkozy ha incontrato il direttore generale del Fmi, Dominique Strauss-Kahn, che ha chiesto ai paesi europei di agire insieme. &#8220;E&#8217; la prova più grande per i paesi dell&#8217;Euro&#8221; ha ricordato l&#8217;ex ministro dell&#8217;economia francese, &#8220;è necessaria una regia comune&#8221;. Parole che rischiano di restare lettera morta. Infatti, se i quattro &#8220;grandi&#8221; dell&#8217;economia europea si incontrano per definire una strategia comune, non hanno fatto i conti con gli altri 23 stati dell&#8217;Unione. Il malcontento degli esclusi potrebbe rovinare il piano che sarà messo a punto all&#8217;Eliseo. Un&#8217;anticipazione l&#8217;ha data già il presidente dell&#8217; Europarlamento, Hans Poettering: &#8221;Voglio essere chiaro su un punto: questa riunione non puo&#8217; essere che propositiva&#8221;, ha detto Poettering, che si è definito &#8221;non amico&#8221; di questo tipo di incontri. &#8221;La Francia, la Gran Bretagna, l&#8217;Italia e la Germania non possono decidere per l&#8217;insieme della Ue, le decisioni si dovranno prendere a 27 e con tutte le istituzioni europee&#8221;, ha insistito. Non entusiasta certo è la Spagna, che ha sminuito il mini-vertice francese: &#8221;è una riunione tra le altre&#8221;, ha detto il vice premier, Maria Teresa Fernandez de la Vega. &#8221;Gli organi di decisione europei restano l&#8217;Ecofin e il Vertice dei capi di stato e di governo&#8221;, ha messo in chiaro la numero due di Madrid. Polemica anche la Finlandia che ha definito la riunione di Parigi &#8221;una pessima idea. Siamo tutti nella stessa barca&#8221;, ha detto il ministro delle Finanze, Jyrki Katainen, parlando ad una televisione nazionale. […] Angela Merkel, giunta a Parigi, ha dichiarato: &#8220;Siamo del parere che in questo difficile periodo gli stati europei debbano assumersi le loro responsabilità. Ma se le devono assumere anche coloro che i danni li hanno provocati&#8221;. Ma più che agli Usa l&#8217;Europa dovrà guardarsi dentro per trovare una soluzione condivisa.<span>  </span>(Panorama)</p>
<p class="MsoNormal"> LA SINDROME &#8211; L&#8217; Europa teme la sindrome americana che bussa alle sue porte, ma è la sindrome irlandese che dovrebbe maggiormente preoccuparla. Sul banco degli imputati Dublino aveva già preso posto nello scorso giugno, quando i suoi elettori avevano bocciato il Trattato di Lisbona gettando la Ue in una crisi istituzionale grave e tuttora irrisolta. Da quel momento tutti in Europa hanno indossato i guanti bianchi per provare ad ammansire i ribelli del gaelico. E invece da Dublino è arrivato un secondo colpo, inferto questa volta dal governo e non meno destabilizzante del primo. In pieno allarme per la tenuta delle banche e dell` intero sistema finanziario, il premier Brian Cowen ha deciso di garantire per due anni la totalità dei depositi nei principali istituti di credito del Paese. Senza informare in anticipo né gli altri governi europei né la Commissione di Bruxelles. Provocando un immediato afflusso dì capitali in cerca di approdi sicuri e in fuga da altre contrade della Ue. Suscitando l`ira dei britannici e il diplomatico disappunto degli altri. Lanciando ai mercati, soprattutto, il più pericoloso dei segnali: qui siamo in Europa, i governi agiscono ognuno per proprio conto, e se qualcuno vuole speculare su chi sarà il primo ad irnitarci si accomodi pure. Non sarà la mossa irlandese a far precipitare la malattia di Wall Street, e nemmeno a determinare la misura del contagio transatlantico. Ma la decisione unilaterale di Brian Cowen è certamente una conferma del malessere che accompagna la ricerca europea dì risposte rassicuranti a una i crisi finanziaria che è anche crisi di fiducia e di credibilità. […] Certo l`Unione non è l`America, non ha un governo unico né politico né economico, e non può dunque elaborare (qualora ne avesse bisogno) un equivalente del piano Paulson. I governi, grandi e piccoli, sono gelosi delle loro autonomie e non accetterebbero un regolatore comune.<span>  </span>(Corriere della Sera)</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
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		<title>QUANDO IL VATICANO SMENTISCE L&#8217;OSSERVATORE</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 16:49:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antologiapolitica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LA SANTA SEDE FRENA SULLE CONSIDERAZIONI IN MERITO ALLA MORTE CELEBRALE: NON E&#8217; LA NOSTRA LINEA Forse è tempo di &#8220;riaprire la discussione &#8221; sui criteri di accertamento della morte che la comunità scientifica internazionale da un quarantennio identifica con la &#8220;morte cerebrale&#8221;, cioè con l&#8217;encefalogramma piatto: lo scrive in prima pagina l&#8217;&#8221;Osservatore Romano&#8221; di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antologiapolitica.wordpress.com&amp;blog=3839834&amp;post=35&amp;subd=antologiapolitica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LA SANTA SEDE FRENA SULLE CONSIDERAZIONI IN MERITO ALLA MORTE CELEBRALE: NON E&#8217; LA NOSTRA LINEA</p>
<p>Forse è tempo di &#8220;riaprire la discussione &#8221; sui criteri di accertamento della morte che la comunità scientifica internazionale da un quarantennio identifica con la &#8220;morte cerebrale&#8221;, cioè con l&#8217;encefalogramma piatto: lo scrive in prima pagina l&#8217;&#8221;Osservatore Romano&#8221; di oggi con un articolo di Lucetta Scaraffia sui &#8220;segni della morte&#8221; a quarant&#8217;anni dal &#8220;Rapporto di Harvard &#8220;, cioè dalla memoria scientifica che propose l&#8217;individuazione del momento della morte con la cessazione delle attività del cervello e non più con l&#8217;arresto del cuore. Scaraffia recensisce due volumi che sottopongono a critica il concetto di &#8220;morte cerebrale &#8220;, o meglio la sua identificazione con la morte dell&#8217;essere umano: uno di Paolo Becchi intitolato &#8220;Morte cerebrale e trapianto di organi&#8221; (Morcelliana) e un altro curato da Roberto de Mattei, &#8220;Finis vitae&#8221; (Rubettino). La studiosa condivide le argomentazioni dei due autori e riconosce che esse &#8220;aprono nuovi problemi per la Chiesa cattolica&#8221;, dal momento che essa &#8220;consentendo il trapianto degli organi accetta implicitamente la definizione di morte venuta dal Rapporto di Harvard, seppure con molte riserve: per esempio, nello Stato della Città del Vaticano non è utilizzata la certificazione di morte cerebrale&#8221;. Sulla &#8220;determinazione esatta del momento della morte&#8221; c&#8217;è una &#8220;dichiarazione&#8221; della Pontificia Accademia delle Scienze (30 ottobre 1985) che indica la &#8220;morte cerebrale&#8221; come il &#8220;vero criterio&#8221; su cui fare affidamento. L&#8217;articolo dell&#8217; &#8220;Osservatore&#8221; segnala un cambiamento di posizione? No, almeno per il momento: &#8220;Le riflessioni pubblicate oggi sono ascrivibili all&#8217;autrice del testo e non impegnano la Santa Sede&#8221;, ha detto ieri il portavoce vaticano. Prima della dichiarazione del portavoce vaticano ambienti medici che si occupano dei trapianti avevano reagito con vivacità all&#8217;articolo dell&#8217;&#8221;Osservatore &#8221; negando il &#8220;carattere scientifico&#8221; delle critiche di &#8220;frange minoritarie&#8221; ai criteri di Harvard: così Alessandro Nanni del Centro nazionale trapianti e Vincenzo Carpino dell&#8217;Associazione anestesisti ospedalieri. (corsera)</p>
<p> </p>
<p>DAL CUORE AL CERVELLO: LA SVOLTA DEL &#8217;68 A HARVARD</p>
<p>Fino a quarant&#8217;anni fa una persona si considerava morta quando il suo cuore cessava di battere. Poi arrivò il Rapporto di Harvard. Il 5 agosto 1968 il Journal of American Medical Association pubblica un documento, messo a punto dai medici della famosa università americana, guidati dall&#8217;anestesista Henry Knowles Beecher, che parla di morte cerebrale. Secondo la nuova definizione, che vale ancora oggi, la vita finisce quando si verificano contemporaneamente tre condizioni: il coma, la perdita irreversibile di qualsiasi attività cerebrale e l&#8217;impossibilità di respirare autonomamente. In altre parole: encefalogramma piatto. &#8220;Negli anni Sessanta, quando i medici si sono resi conto che le nuove tecniche di rianimazione potevano far ripartire il cuore &#8211; commenta Luigi Beretta, professore di anestesia e rianimazione all&#8217;Ospedale San Raffaele di Milano &#8211; hanno modificato il concetto di morte e hanno introdotto quello di morte cerebrale&#8221;. Attualmente ci sono criteri clinici (per esempio test che valutano la respirazione) e strumentali (l&#8217;elettroencefalogramma, appunto, che misura due volte in sei ore l&#8217;attività del cervello prima di decretarne la morte) previsti dalla legge italiana. In qualche caso si ricorre anche a indagini più sofisticate come l&#8217;angiografia; si inietta, cioè, un liquido di contrasto nella circolazione sanguigna: in caso di morte cerebrale i vasi sanguigni non &#8220;si colorano&#8221;, il che significa che il sangue non arriva al cervello e che quest&#8217;ultimo è in necrosi. &#8220;Una volta che si è accertata la morte cerebrale &#8211; continua Beretta &#8211; si può procedere all&#8217;espianto degli organi o, comunque, si stacca &#8220;la spina&#8221;, si stacca, cioè, il ventilatore, perché non c&#8217;è più niente da fare&#8221;. Adesso si ricorda il caso clamoroso di una donna che nel 1992 era entrata in coma irreversibile, era stata dichiarata clinicamente morta e risultò poi incinta: si decise allora di farle continuare la gravidanza e questa proseguì fino a un aborto spontaneo. Come dire che la morte cerebrale non necessariamente significa la morte del corpo. &#8220;Se parliamo di corpo e non di individuo è così &#8211; conclude Beretta &#8211; tant&#8217;è vero che si possono prelevare organi vitali nel giro di alcune ore, ma il corpo viene tenuto in vita grazie alla terapia intensiva e comunque sopravvive per un periodo limitato di tempo perché poi gli organi vanno incontro a instabilità. Un corpo senza un cervello integro non può continuare a vivere&#8221;. Il prof Henry Knowles Beecher, professore di Harvard che nel 1968 coordinò il gruppo che fissò i criteri di morte cerebrale. (corsera)</p>
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		<title>(CERTA) MAGISTRATURA SOVVERSIVA/2</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 14:15:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antologiapolitica</dc:creator>
				<category><![CDATA[1]]></category>

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		<description><![CDATA[FINANCIAL TIMES: &#8221;L&#8217;ITALIA HA RAGIONE A FRENARE I SUOI GIUDICI&#8221; Ieri un editoriale del politologo Christopher Caldwell intitolato &#8220;L&#8217;Italia ha ragione a frenare i suoi giudici&#8221; ha fornito argomenti a favore della tutela del potere esecutivo nei confronti di quello giudiziario. Si tratta di un sostegno inaspettato per il presidente del Consiglio verso il quale la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antologiapolitica.wordpress.com&amp;blog=3839834&amp;post=33&amp;subd=antologiapolitica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>FINANCIAL TIMES: &#8221;L&#8217;ITALIA HA RAGIONE A FRENARE I SUOI GIUDICI&#8221;</p>
<p>Ieri un editoriale del politologo Christopher Caldwell intitolato &#8220;L&#8217;Italia ha ragione a frenare i suoi giudici&#8221; ha fornito argomenti a favore della tutela del potere esecutivo nei confronti di quello giudiziario. Si tratta di un sostegno inaspettato per il presidente del Consiglio verso il quale la stampa economico-finanziaria anglosassone non ha nascosto mai la propria diffidenza o addirittura la propria ostilità. Nella memoria collettiva degli italiani sono infatti rimaste le copertine dell&#8217;Economist del 2001 nella quale il Cavaliere veniva giudicato unfit, &#8220;inadatto&#8221; a guidare il Paese e quella del 2005 nella quale si descriveva l&#8217;Italia come una nazione condannata al declino. Il Financial Times, quotidiano che dà voce a Wall Street e alla City, non ha mai assunto posizioni oltranziste ma di certo non ha risparmiato attacchi al centrodestra. E nel febbraio 2006, a meno di due mesi dalla risicata vittoria di Prodi, ospitò addirittura un editoriale di Alexander Stille nel quale si sosteneva che &#8220;Berlusconi ha trasformato la vita italiana nel reality show televisivo più lungo del mondo&#8221;, in un Truman Show nel quale &#8220;l&#8217;apparenza conta più della realtà&#8221;. Ma al di là delle prese di posizioni preelettorali, che Oltremanica sono considerate un segnale di trasparenza, l&#8217;Ft è stato spesso severo nei confronti dei singoli provvedimenti berlusconiani. La legge Gasparri non ha certo avuto un&#8217;accoglienza benevola e nel 2004 la tv italiana è stata descritta come &#8220;un inferno&#8221;. Anche la politica estera del precedente quinquennio targato Cdl è stata oggetto di severe reprimende: ora per quella che veniva considerata un&#8217;eccessiva vicinanza al governo Bush sulla situazione medio-orientale ora per il multilateralismo, ossia per le aperture nei confronti della Russia di Putin che, a detta del giornale britannico, rischiavano di spaccare la posticcia compattezza dell&#8217;Unione Europea. Bisogna, tuttavia, specificare che in un&#8217;occasione Berlusconi ha meritato il plauso del Financial: la riforma fiscale del 2004 con conseguente taglio delle tasse fu salutata come una &#8220;vittoria&#8221;. Ma cosa ha determinato il cambio di rotta quando fino a 4 anni orsono i tormentati rapporti tra il premier e i magistrati venivano descritti come &#8220;un&#8217;ombra sul governo&#8221;? Sembrerà strano, ma la risposta più semplice è la più vera: la serena analisi dei fatti. In primo luogo, l&#8217;immunità parlamentare non è una legge ad personam, ma una norma che tutela gli elettori salvaguardando i loro rappresentanti. In secondo luogo, lo strapotere della magistratura nel selezionare la classe dirigente italiana dal 1993 in poi. In ultima istanza, il vasto consenso popolare attorno a Berlusconi e al suo &#8220;genio politico&#8221; legittimano l&#8217;azione di governo volta a indirizzare il lavoro dei magistrati verso i reati di allarme sociale piuttosto che in cause che si trascinano da anni. Questa è l&#8217;opinione che Christopher Caldwell ha espresso sul Financial Times. Per sua sfortuna, non avendo attaccato a testa bassa il conflitto di interessi del premier o i suoi presunti disegni di assoggettamento dei giudici, Caldwell non godrà della stessa eco che ebbero i suoi colleghi nel periodo 2001-2006 quando ogni virgola scritta Oltremanica era utile per le denunce urlate ai quattro venti dal centrosinistra. (giornale.it)</p>
<p>CAPEZZONE: NEL CSM UN CASO DA MANUALE DI CONFLITTO DI INTERESSI</p>
<p>&#8220;E’ un caso da manuale di conflitto di interessi&#8221;. Lo ha affermato Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia, che gia’ ieri aveva criticato la presenza nel Csm dei tre magistrati: Pepino, Fresa e Roia, firmatari della lettera anti-Berlusconi. </p>
<p>&#8220;Dinanzi a questa situazione (a maggior ragione paradossale se si considera il grande e meritorio sforzo compiuto dal Capo dello Stato per distendere il clima) sarebbe doveroso, a mio avviso, che i tre magistrati si astenessero (sulle materie oggetto del conflitto) dal partecipare ulteriormente ai lavori della prima e della sesta commissione del Consiglio. I tre, infatti, dovranno valutare al Csm la controversia tra il presidente Berlusconi e una giudice di Milano, mentre due di loro (Pepino e Roia) sono anche relatori, in altra commissione del Csm, sugli emendamenti Pdl al Senato. L’opinione pubblica, ormai sa bene cosa sia la politicizzazione della giustizia in Italia: in questo senso, i piu’ recenti sondaggi parlano chiaro. Sarebbe interesse della stessa magistratura, da questo punto di vista, evitare un’ulteriore caduta di credibilita&#8221;’. (forzaitalia.it)</p>
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		<title>&#8220;IL RE E&#8217; NUDO&#8221;. WELTRONI IN DISCUSSIONE? &#8220;SI PUO&#8217; FARE&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 13:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antologiapolitica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ARIA DI CRISI Ci sono piccoli segnali, che arrivano da un capo all’altro d’Italia, che da soli raccontano la crisi del Pd ancor meglio dei drammatici j’accuse che qualcuno, come Arturo Parisi, inizia a lanciare da Roma. A Reggio Emilia, per fare un esempio, nel cuore dell’Italia rossa e di quella prodiana, il Partito democratico ha [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antologiapolitica.wordpress.com&amp;blog=3839834&amp;post=28&amp;subd=antologiapolitica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ARIA DI CRISI</p>
<p style="text-align:justify;">Ci sono piccoli segnali, che arrivano da un capo all’altro d’Italia, che da soli raccontano la crisi del Pd ancor meglio dei drammatici j’accuse che qualcuno, come Arturo Parisi, inizia a lanciare da Roma. A Reggio Emilia, per fare un esempio, nel cuore dell’Italia rossa e di quella prodiana, il Partito democratico ha perso l’80 per cento degli iscritti che meno di un anno fa avevano i Ds da soli. Oggi sono 1.200, un quinto di quelli della Quercia.</p>
<p style="text-align:justify;">In Campania, un consigliere regionale del Pd, Michele Caiazzo, si è messo a fare due conti. E ha scoperto che in 110 comuni della regione il suo partito ha avuto più partecipanti alle primarie che voti alle elezioni politiche di aprile. «Evidentemente &#8211; spiega &#8211; molti cittadini hanno partecipato alle primarie non perché credevano nel progetto ispiratore del Pd, ma solo per sostenere determinati candidati indipendentemente dal proprio credo politico». Clientelismo? Caiazzo si limita a dire che «forse è ora di avviare una riflessione sulle modalità di utilizzo dello strumento delle primarie».<br />
A proposito di primarie: in Sardegna il governatore-editore dell’Unità, Soru, è sotto accusa per «l’ennesima sberla subita alle amministrative», come denuncia il segretario regionale Cabras, attribuendogliene la responsabilità. E ora gran parte del partito reclama le primarie per impedirgli di ricandidarsi, come invece vorrebbe Veltroni.<br />
In Sicilia, la débâcle elettorale lascia una scia di sangue e di rancori verso Roma. «Perché abbiamo perso? Perché abbiamo fatto eleggere al Parlamento nazionale otto dirigenti non siciliani e che qui, com’era prevedibile, non ci hanno messo più piede», denuncia il sindaco di Caltanissetta, Salvatore Messana. «Siamo stati mandati a mani nude contro i carri armati &#8211; dice Franco Piro, candidato sconfitto alla Provincia di Palermo -. Non ci hanno dato neanche un fucile ad acqua per difenderci. E così siamo stati travolti. È innegabile che ci sia stato un collasso del Pd non solo a Palermo ma in tutta la Sicilia».<br />
All’Assemblea costituente di venerdì, davanti alle sedie lasciate vuote da quasi i quattro quinti dei delegati, che a Roma non sono proprio venuti, il gruppo dirigente del Pd si è apparentemente ricompattato attorno al segretario. Conclusioni unitarie, rilancio della linea, elezione bulgara della direzione, nessuna contestazione aperta alla leadership. Buffetti persino da D’Alema: «Alle elezioni di aprile eravamo già battuti, se mai Veltroni ha opposto un argine». L’istinto di sopravvivenza è scattato in tutto o quasi l’apparato, perché «se Veltroni mollasse ora, andrebbe a picco l’intero Pd», come fa notare un dirigente vicino a D’Alema. Fuori dal coro è rimasto solo Arturo Parisi, personaggio anomalo che non risponde ad alcuna logica di corrente o di potere, e che da sempre crede nel progetto del Pd. «Il re è nudo», annuncia al Corriere, il Pd rischia di «dissanguarsi», bisogna evitare che «la crisi di una leadership si trasformi nella crisi del partito». E chiede appunto che «si cambi il leader», accusando di «slealtà» verso Veltroni l’intero gruppo dirigente: «Io dico in pubblico quel che quasi tutti dicono in privato: preferiscono tutti tirare di fioretto, ferirlo di punta, mettendo nel conto che l’avversario poco a poco si dissangui». Tutti, insomma, aspettano le europee del prossimo anno per fare i conti col leader, e intanto organizzano il proprio residuo potere in correnti che ormai non si contano più: D’Alema, Fioroni e Franceschini, la Bindi, Letta, Rutelli, Fassino, Marini. Ognuno per sè, mentre la barca rischia di affondare. Veltroni per ora tenta di resistere, con la speranza che di qui ai prossimi mesi la «luna di miele» di Berlusconi si rompa, ridando un po’ di fiato al Pd. «In fondo, persino il governo Prodi nei primi mesi aveva buoni sondaggi», sospirano i suoi. Ha rinunciato a drammatizzare la sfida interna, chiedendo un congresso per essere riconfermato in sella ora che nessuno ha carte alternative da giocare. Ma deve guardarsi le spalle all’interno del Pd, mentre fuori Di Pietro lancia «grappoli di referendum» anti Berlusconi e lo sfida sornione: «Voglio vedere come fa il Pd a dirmi di no». (giornale.it)</p>
<p style="text-align:justify;">INTERVISTA A PARISI: A QUESTO PUNTO VA CAMBIATO IL LEADER</p>
<p style="text-align:justify;">Professore, la vicenda dell&#8217;altro ieri è chiusa? &#8220;Quel che è avvenuto è gravissimo, ma era esattamente quello che purtroppo mi attendevo, però, per &#8220;tranquillizzarli&#8221;, voglio dire che non mi arrenderò: continuerò la mia battaglia per la legalità nel partito. Il Pd è stato attraverso l&#8217;Ulivo l&#8217;obiettivo della mia vita. No. Non facciano conto sulla mia resa&#8221;. Che cosa avrebbe voluto sentire da Veltroni? &#8220;Mi auguravo che, invece di assumere nientemeno che a spartiacque la lettera di Berlusconi a Schifani, confermando la subalternità del governo ombra al calendario e all&#8217;agenda del governo sole, ci annunciasse che la campagna elettorale era finita e con essa l&#8217;inevitabile menzogna che è implicita nella propaganda, e che era iniziata finalmente la stagione della verità, il momento di prendere sul serio la risposta degli elettori&#8221;. E invece niente. &#8220;Dicono che seppure dopo due mesi questa volta Veltroni abbia riconosciuto la sconfitta. Quale riconoscimento? Al massimo la sua è stata l&#8217;inevitabile presa d&#8217;atto della sconfitta elettorale. Nulla ci ha detto invece sulla sconfitta politica, niente su Roma, sulla Sicilia, sulle altre amministrative, che dalla Sardegna alla Val d&#8217;Aosta sono state anch&#8217;esse un disastro: ci ha detto di più sulla sconfitta delle amministrative del 2007. Mi sembrava di essere nella gag di Totò&#8221;. Scusi!? &#8220;Sì, quella in cui un signore schiaffeggia Totò chiamandolo Pasquale, e più lo schiaffeggia e più Totò ride. Tanto che quello gli chiede: &#8220;Ma come, più io ti meno più tu ridi?&#8221; E Totò gli risponde: &#8220;E che sò Pasquale io? Volevo vedere dove andavi a finire&#8221;. Veltroni è così: pensa che gli schiaffi che gli han dato gli elettori siano sempre diretti al governo Prodi. E in questo modo siamo arrivati al ridicolo di un Pd che continua a presentarsi come partito a vocazione maggioritaria, mentre in Sicilia prende il 12,5 per cento&#8221;. Che avrebbe detto se avesse preso la parola all&#8217;Assemblea? &#8220;Avrei detto che il problema non è la sconfitta elettorale. Quella era inevitabile. E&#8217; stata scelta a tavolino nel momento in cui abbiamo deciso di alleggerirci dall&#8217;ossessione della quantità delle risposte. Ma il fatto è che non l&#8217;abbiamo sostituita con la qualità della proposta&#8221;. Si riferisce alla separazione dal Prc? &#8220;Si, per la quantità, alla separazione consensuale con Bertinotti. Ma senza la qualità Veltroni non ha vinto e non vincerà domani né dopodomani. E&#8217; questo che fa delle elezioni un fallimento totale&#8221;. Non le sembra di essere troppo duro, Professore? &#8220;Serio, non duro. Sì. Lo riconosco. Ho difficoltà a riconoscermi nel clima zuccheroso, buonista e sorridente che ha da sempre caratterizzato la leadership veltroniana. Non avevamo bisogno di Tremonti per riconoscere che il tempo presente è dominato dalla paura. Questo Veltroni ieri lo ha riconosciuto. Quello che tarda a comprendere sono gli elettori che quando ci vedono sorridere non riescono proprio a capire cosa abbiamo da ridere. Ci sono state stagioni nella quali &#8220;pensare positivo&#8221; era di moda, e bastava copiare alla lettera gli slogan e le forme della propaganda americana. Questa è invece una stagione nella quale c&#8217;è bisogno di una guida e di un pensiero che sia almeno serio, se non forte, e comunque nostro&#8221;. E quale &#8220;pensiero serio&#8221; formulerebbe su questo Pd? &#8220;Diciamo che questa è la premessa che mi costringe a riconoscere che purtroppo la formula che finora ho usato non è più sufficiente. Mi illudevo di poter distinguere la leadership dal leader e perciò chiedevo a Veltroni di cambiare linea. Sono passati due mesi pieni e di fronte ai ripetuti avvertimenti che ci vengono dagli elettori e dall&#8217;interno del partito la linea non è cambiata. E&#8217; evidente allora che a questo punto bisogna cambiare leader&#8221;. Che le importa di chiedere che Veltroni se ne vada, visto che dicono che lei uscirà dal Pd e fonderà un suo movimento? &#8220;Si illudono: devono provare a cacciarmi. Non sarò io ad andarmene. So che è questo il loro sogno. Troverò il modo di tenerli svegli. E&#8217; bene che ricordino che il Pd è stato per me (come per molti) il mio partito molto prima che per loro&#8221;. Quindi, cambiare leader. Non lo chiede nessuno, però. &#8220;La passione per il Pd mi impone come dovere morale di dire in pubblico quello che quasi tutti dicono in privato. Anche a costo di fare la parte del bambino che dice &#8220;il re è nudo&#8221;. Quello che mi scandalizza di più è la slealtà verso Veltroni: preferiscono tutti tirare di fioretto, ferirlo di punta, mettendo nel conto che l&#8217;avversario si dissangui a poco a poco. Ma così si dissanguano anche il Pd e la democrazia italiana. E&#8217; per questo che son stato d&#8217;accordo con Veltroni che voleva aprire la fase congressuale. Apriamola, dissi, per capire chi siamo e dove andiamo. Purtroppo, però, il rifiuto è stato corale. In molti preferiscono lavorare a sfiancare il partito e il suo leader senza assumersene la responsabilità. Più tempo passa, più credo nella regola secondo la quale chi perde va via, senza tragedie, per evitare che la crisi di una leadership si trasformi nella crisi del partito&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p> </p>
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		<title>(CERTA) MAGISTRATURA SOVVERSIVA</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 13:31:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antologiapolitica</dc:creator>
				<category><![CDATA[1]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-thumbnail" src="http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10025/normal_toghe.jpg" alt="" width="150" height="109" /><br />
<a></a></p>
<p>BERLUSCONI DA BRUXELLES</p>
<p><a>Un crescendo. Che inizia con un durissimo affondo su Veltroni e si chiude con un vero e proprio j&#8217;accuse a quei magistrati che &#8220;vogliono sovvertire la democrazia&#8221;. Con Silvio Berlusconi che alza lentamente ma inesorabilmente il tono della voce e più d&#8217;una volta batte con cadenza regolare la mano sul tavolo che ospita la sua prima conferenza stampa a Bruxelles dopo il ritorno a Palazzo Chigi. Finisce così, lontano da Roma, la stagione del dialogo (o presunto tale) che si era aperta sul finire dello scorso anno. Finisce con la magistratura ancora una volta al centro del dibattito politico, come nel 1994 si era aperta la carriera politica del Cavaliere. E non è un caso che Berlusconi citi più d&#8217;una volta l&#8217;avviso di garanzia che gli arrivò a Napoli mentre presiedeva un vertice internazionale sulla criminalità organizzata. &#8220;Nel 1994 &#8211; dice &#8211; ho visto sovvertire il voto popolare da una minoranza rivoluzionaria di giudici che stanno nella nostra magistratura. Per un fatto, si è stabilito poi, che non esiste&#8221;. Da allora &#8220;ho patito quindici anni di persecuzioni&#8221;. Poi, il parallelo tra l&#8217;inchiesta sulle tangenti alla Guardia di finanza e il caso Mills: &#8220;Allora come oggi sono stato oggetto di accuse false e risibili&#8221;. E ancora: &#8220;Mi si accusa di qualcosa che non esiste. Non c&#8217;è nemmeno l&#8217;ombra dell&#8217;ombra dell&#8217;ombra di una possibilità di verità. Lo giuro sui miei cinque figli. E se fosse dimostrato che c&#8217;è qualcosa di vero potrei anche ritirarmi dalla politica e cambiare Paese&#8221;. Berlusconi si accalora e si dice pronto a denunciare &#8220;pm e giudici&#8221; che, &#8220;infiltrandosi nel potere giudiziario&#8221;, vogliono &#8220;sovvertire la democrazia in Italia&#8221;. Questa volta, aggiunge, &#8220;non lo permetterò&#8221;. Attacca, poi, sulla norma &#8220;salva-premier&#8221; che, dice, &#8220;non esiste&#8221;. &#8220;Basta con i giornali che parlano della &#8220;tela di ragno di Berlusconi sulla magistratura&#8221;, sono cose &#8211; aggiunge il premier &#8211; che mi indignano. Per questo dirò ai miei legali che io non voglio approfittare di questa norma perché voglio allontanare qualunque sospetto&#8221;. Semmai, insiste Berlusconi, &#8220;questa è una norma salva-tutti&#8221;. Perché &#8220;non c&#8217;è nessuno stop a 100mila processi&#8221; visto che &#8220;con le norme approvate si mettono da parte solo alcuni procedimenti, per consentire di far viaggiare più speditamente altri e non far uscire di galera stupratori e ladri&#8221;. Quella del Cavaliere, insomma, è una controffensiva in piena regola. Che con ogni probabilità è destinata a riprendere nei prossimi giorni visto che per la prossima settimana il premier annuncia una conferenza stampa per &#8220;denunciare la situazione della magistratura italiana&#8221; e &#8220;tutta la mia indignazione&#8221;. E solo un pizzico più sfumato è l&#8217;attacco a Walter Veltroni, che da Roma annuncia opposizione dura e un &#8220;autunno caldo&#8221; in piazza. &#8220;Piuttosto &#8211; dice Berlusconi &#8211; si preoccupi delle terrificanti notizie sui conti di Roma, che sono sotto la sua responsabilità. Chiederemo ad un istituto internazionale una completa due diligence su questo punto, ma se vengono confermate le notizie sulla bancarotta della capitale, gli amministratori sono dei falliti che non possono continuare a governare&#8221;. Perché, dice, &#8220;non c&#8217;è da nessuna parte un deficit di 16mila miliardi di vecchie lire&#8221;. Insomma, &#8220;chi ha provocato questa situazione&#8221; &#8211; e dunque non solo Veltroni ma anche Francesco Rutelli &#8211; &#8220;non si può riproporre come leader&#8221;. E ancora: &#8220;Se dopo la due diligence il buco sarà confermato, certamente non sapremo come ripianare i debiti&#8221;. Insomma, una pietra tombale sul dialogo. Anche se il presidente del Consiglio assicura: &#8220;Con l&#8217;opposizione non c&#8217;è mai stata luna di miele. La sinistra è arrivata in Parlamento a fare un&#8217;azione di contrasto in forma dura ed eccessiva&#8221;. Si parla anche di Europa e del Consiglio europeo appena concluso. Il premier ribadisce la sua convinzione che la Lega non rappresenterà un ostacolo sulla strada della ratifica parlamentare del Trattato di Lisbona. E pone l&#8217;estate come limite ultimo per l&#8217;approvazione delle nuove regole istituzionali europee da parte delle Camere. Un calendario che i presidenti delle Camere, Renato Schifani e Gianfranco Fini, sottoscrivono da Lisbona. D&#8217;altra parte, assicura Berlusconi, &#8220;Bossi, che è il leader indiscusso della Lega, ha confermato il suo voto favorevole&#8221;. Per il resto, il Cavaliere tratteggia una sintetica analisi dei principali temi affrontati nell&#8217;ultima giornata del vertice dei capi di Stato e di governo dell&#8217;Ue, a partire dall&#8217;immigrazione: &#8220;Abbiamo registrato la volontà di una strategia comune nella gestione delle frontiere esterne e la necessità di accelerare il processo di ingresso nell&#8217;Unione di Paesi come la Croazia, avvicinando a Bruxelles anche l&#8217;intera area dei Balcani per favorire una sua duratura stabilizzazione&#8221; (giornale.it)</a></p>
<p>INTANTO AL QUIRINALE&#8230;</p>
<p><a>Le polemiche fra maggioranza e opposizione seguite all&#8217;anticipazione di una bozza di parere sulla cosiddetta norma blocca processi che due membri relatori dovranno presentare domani all&#8217;esame di una commissione del Csm, hanno portato oggi a un incontro fra il vice presidente del Csm Nicola Mancino e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, concluso con la dichiarazione che &#8220;nessun parere è stato a tutt&#8217;oggi elaborato e approvato dalla Commissione&#8221;. La quale peraltro si riunirà domani. Lo dice una nota diffusa dal Quirinale in cui, attribuendo la notizia a &#8220;ambienti del Quirinale&#8221;, si dà conto dell&#8217;incontro fra il numero uno e il numero due del Consiglio superiore della magistratura. &#8220;Il senatore Mancino ha precisato al presidente Napolitano che nessun parere è stato a tutt&#8217;oggi elaborato e approvato dalla Commissione competente &#8211; si legge &#8211; né alcuna bozza di parere è stata concordata tra i due correlatori designati dalla Commissione&#8230; e che, conseguentemente, nessun documento poteva essere sottoposto alla sua attenzione e a quella del capo dello Stato ai fini del successivo inserimento nell&#8217;ordine del giorno del Plenum&#8221;. &#8220;Il senatore Mancino ha perciò rilevato che si sono aperte polemiche immotivate su un parere inesistente&#8221;, conclude il comunicato. Ieri fonti giudiziarie avevano riferito che i due magistrati relatori della bozza di parere che sarà discussa domani dalla Sesta Commissione del Csm sostengono che la norma blocca processi &#8212; approvata in Senato e inserita nel decreto legge sicurezza che sospende per un anno i processi per reati fino a 10 anni di reclusione commessi entro il giugno 2002 &#8212; ha profili di incostituzionalità. In particolare, hanno detto le fonti, la bozza in via di preparazione da parte dei due membri togati del Csm, indica che la norma sarebbe potenzialmente in conflitto con l&#8217;articolo 111 della Costituzione (ragionevole durata del processo) e con l&#8217;articolo 3 (uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge). (Reuters Italia)<br />
</a></p>
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		<title>SI PREGA DI REGGERSI AGLI APPOSITI SOSTEGNI</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 14:10:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antologiapolitica</dc:creator>
				<category><![CDATA[1]]></category>

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		<description><![CDATA[IL VIAGGIO VERSO IL &#8220;POPOLO DELLE LIBERTA&#8217;&#8221; SI ANNUNCIA MENO CONFORTEVOLE DEL PREVISTO Appena rientrata, in consiglio dei ministri, la crisi con la Lega nord sulle intercettazioni telefoniche e lo smaltimento dei rifiuti, Silvio Berlusconi si ritrova con una crisi in casa, nel suo Popolo delle libertà. Non c&#8217;è solo il Carroccio sul lodo Schifani, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antologiapolitica.wordpress.com&amp;blog=3839834&amp;post=15&amp;subd=antologiapolitica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IL VIAGGIO VERSO IL &#8220;POPOLO DELLE LIBERTA&#8217;&#8221; SI ANNUNCIA MENO CONFORTEVOLE DEL PREVISTO<br />
<img class="alignright" style="float:right;" src="http://www.estense.com/ferrara/data/media/16/Maniglia.jpg" alt="" width="250" height="134" /></strong></p>
<p>Appena rientrata, in consiglio dei ministri, la crisi con la Lega nord sulle intercettazioni telefoniche e lo smaltimento dei rifiuti, Silvio Berlusconi si ritrova con una crisi in casa, nel suo Popolo delle libertà. Non c&#8217;è solo il Carroccio sul lodo Schifani, l&#8217;azione di governo. I due cofondatori principali, Forza Italia e Alleanza nazionale, litigano sui tempi, sui modi e sulle formule da utilizzare per farsi partito unico. Sarà che, come confessa un ministro, &#8220;siamo tutti impegnati al governo, ci parliamo poco&#8221;, sarà che il premier ha fretta e vuole chiudere presto la pratica partito per dare più coesione al governo, fatto sta che le parole pronunciate dal coordinatore azzurro Denis Verdini nel corso di una conferenza stampa a Milano hanno sortito l&#8217;ef fetto di una esplosione dentro al neonato progetto berlusconiano. &#8220;Entro fine anno saranno sciolti i partiti Fi e An, in primavera faremo la costituente e poi il congresso&#8221;, ha detto l&#8217;erede di Sandro Bondi alla guida degli azzurri con accanto il vicepresidente, il governatore della Lombardia Roberto Formigoni. Terminato il consiglio dei ministri nel corso del quale il premier aveva invitato gli alleati, in particolare la Lega, &#8220;a rispettare quanto abbiamo deciso ed è scritto&#8221; richiamando alla &#8220;coesione&#8221; la sua maggioranza, i ministri si sono ritrovati la dichiarazione del coordinatore di Fi sulle scrivanie. Ignazio La Russa e Andrea Ronchi, lette quelle righe, si sono arrabbiati. &#8220;È una vera scorrettezza, non è mica un&#8217;annessione e poi a nome di chi parla?&#8221;, si sono chiesti. Anche perché il congresso di An, inizialmente convocato per l&#8217;autunno, è stato posticipato a febbraio 2009 e certo ora è impossibile cambiare idea. Eppoi Gianfranco Fini, prima di diventare presidente della Camera, era stato chiaro: &#8220;Per An decideranno gli iscritti&#8221;, quindi il congresso. Prima c&#8217;è soltanto una &#8220;gestione provvisoria&#8221;. Quindi, hanno pensato i due dirigenti aennini, meglio stoppare subito il tentativo di &#8220;intrusione&#8221; per evitare che si ripeta. &#8220;Non si capisce il senso di questa accelerazione. E pensare che&#8221;, borbottano a via della Scrofa, &#8220;da Fi ci hanno sempre detto che, per questioni di fideiussioni e contabilità loro non potrebbero sciogliersi prima del 2010&#8243;. Il primo ad andare all&#8217;attacco, via comunicato stampa, è stato il ministro della Difesa: &#8220;Spiace che l&#8217;ono revole Verdini abbia ritenuto autonomamente di enunciare tempi e percorsi per giungere alla costituente del Partito della Libertà. Spiace doppiamente perchè An, intende proporre non lo scioglimento ma la confluenza reciproca in un nuovo soggetto politico, capace di conservare militanze, storia e tradizione di ciascuno degli aderenti&#8221;. Non è solo una diatriba personale, dentro An serpeggia il sospetto che quell&#8217;uscita fosse concordata col Cavaliere. Che, giusto una settimana fa, aveva riunito i suoi a Palazzo Grazioli invitandoli a fare presto. Per questa ragione il reggente del partito ha annunciato che &#8220;nei prossimi giorni&#8221; parlerà di questo &#8220;con Berlusconi&#8221;. Passa qualche ora e tocca al ministro per le Politiche comunitarie: &#8220;Sono meravigliato, sorpreso, dispiaciuto per un&#8217;iniziativa di cui non comprendo il senso&#8221;, tuona Ronchi. Il Cavaliere, avvertito della polemica intestina alla sua creatura, si è molto irritato con entrambi i contendenti. E, premettendo che si occuperà della pratica presto, ha chiesto a tutti di fare un passo indietro. Così ha fatto Verdini, con una nota, ribadendo che &#8220;ciascuna formazione farà il proprio cammino&#8221;. Così il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: &#8220;Sarebbe paradossale che, essendo uniti nella politica del governo, si verifichino conflittualità e divisioni nella costruzione del nuovo partito&#8221;. Pur ammettendo che &#8220;c&#8217;è bisogno di un incontro collegiale&#8221;. Ci sarà anche l&#8217;ex Udc Carlo Giovanardi. Per il momento il caso è chiuso. (Libero)</p>
<p><strong><span style="color:#000080;">La Russa s&#8217; infuria ma c&#8217;è l&#8217;Italia-Romania quindi &#8220;quello che dice l&#8217;onorevole Verdini passa in secondo piano&#8221;. E noi romantici forzisti che facciamo? Non pensiamo (per ora) al PdL e gridiamo FORZA ITALIA!<img class="alignright" style="float:right;" src="http://www.corriere.it/Media/Foto/2008/05/08/politici/larussa.gif" alt="La Russa" width="112" height="300" /></span></strong></p>
<p>Il coordinatore nazionale di FI, Denis Verdini sceglie Milano per spiegare agli azzurri tempi e modi dello scioglimento di Fi e An per confluire insieme nel Popolo delle Libertà. La tabella di marcia è precisa: scioglimento entro la fine dell&#8217;anno, a primavera la Costituente del Pdl che, dalle elezioni europee del 2009, unirà i partiti di Fini e Berlusconi in un soggetto politico unico. Ma Verdini ha fatto i conti senza l&#8217;oste. Che in questo caso è Ignazio La Russa. Non solo ministro della Difesa, ma anche reggente di An per il periodo di transizione: &#8220;Spiace che l&#8217;onorevole Verdini &#8211; attacca La Russa &#8211; abbia ritenuto autonomamente di enunciare tempi e percorsi per giungere alla costituente del nuovo Pdl. Spiace doppiamente perché Alleanza nazionale, come ho avuto più volte modo di dichiarare, intende proporre non lo scioglimento ma la confluenza reciproca in un nuovo soggetto politico, capace di conservare militanze, storia e tradizione di ciascuno degli aderenti&#8221;. E aggiunge: &#8220;Oggi c&#8217;è la partita dell&#8217;Italia e quindi quello che dice l&#8217;onorevole Verdini passa in secondo piano. Ne riparleremo dopo che avrò discusso la questione con Silvio Berlusconi, come a suo tempo mi è stato dato preciso mandato dal presidente di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini&#8221;. Replica ironicamente Verdini: &#8220;Il ministro La Russa forse avrebbe fatto meglio a guardare la partita dell&#8217;Italia. Se avesse fatto lo sforzo di fare una telefonata al sottoscritto avrebbero capito che sto facendo un viaggio fra i dirigenti e gli eletti di Forza Italia per spiegare proprio la confluenza del nostro partito nel Pdl, così come sarà per An e tutti gli altri partiti che di fatto hanno già aderito al Pdl e trovato posto nelle sue liste elettorali&#8221;. (Corriere.it)</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/antologiapolitica.wordpress.com/15/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/antologiapolitica.wordpress.com/15/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/antologiapolitica.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/antologiapolitica.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/antologiapolitica.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/antologiapolitica.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/antologiapolitica.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/antologiapolitica.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/antologiapolitica.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/antologiapolitica.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/antologiapolitica.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/antologiapolitica.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/antologiapolitica.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/antologiapolitica.wordpress.com/15/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/antologiapolitica.wordpress.com/15/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/antologiapolitica.wordpress.com/15/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antologiapolitica.wordpress.com&amp;blog=3839834&amp;post=15&amp;subd=antologiapolitica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>SONDAGGIO DI REPUBBLICA</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 08:48:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antologiapolitica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[-In crescita la fiducia a Berlusconi e ai suoi ministri- Cresce il consenso per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e per il suo governo, che incassa la fiducia della maggioranza assoluta dei 59% cittadini, sei punti in più rispetto al mese scorso.  Tra i ministri, Tremonti è  in testa con il 62%, superando di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antologiapolitica.wordpress.com&amp;blog=3839834&amp;post=14&amp;subd=antologiapolitica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>-In crescita la fiducia a Berlusconi e ai suoi ministri-<img class="alignright" style="float:right;" src="http://static.blogo.it/polisblog/2307452185_1fb2f7da4d.jpg" alt="" width="232" height="124" /></strong></p>
<p>Cresce il consenso per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e per il suo governo, che incassa la fiducia della maggioranza assoluta dei 59% cittadini, sei punti in più rispetto al mese scorso.  Tra i ministri, Tremonti è  in testa con il 62%, superando di un soffio (61%) la coppia formata da Frattini e Brunetta: quest’ultimo cresce di ben 16 punti nell’ultimo mese. Lo rileva il sondaggio di Ipr Marketing effettuato per conto di Repubblica.it. La rilevazione e’ stata realizzata intervistando un campione di 1.000 italiani rappresentativo per eta’, sesso ed area di residenza della popolazione maggiorenne residente.</p>
<p><strong>Piace brunetta anti-fannulloni</strong></p>
<p>Continua l&#8217;idillio tra Silvio Berlusconi e gli italiani. A due mesi dalle elezioni politiche, il premier è sempre più popolare e guadagna consensi anche tra gli elettori che il 13 aprile non hanno votato per il Pdl. Secondo un sondaggio realizzato da Ipr Marketing per Repubblica, l&#8217;esecutivo ha la fiducia del 55% degli italiani, sei punti in più rispetto al precedente test realizzato un mese fa e il premier ha addirittura la fiducia del 59%. In netto calo ovviamente la percentuale di chi dichiara di avere scarsa o poca fiducia nel premier (meno 7%) e nel governo (meno 5%). La speciale hit parade dei ministri vede sei ministri superare la soglia del 60% del gradimento ma subisce un netto rimescolamento. Giulio Tremonti spodesta al primo posto la titolare delle Politiche giovanili, Giorgia Meloni, la più giovane dei ministri. Il superministro dell&#8217;Economia sale di sei punti nel gradimento e si attesta al 62%, risultando anche il ministro di gran lunga più noto con 94 su cento che dichiarano di sapere chi sia. Solo Umbero Bossi è altrettanto conosciuto dagli elettori. Ma il vero exploit nella classifica è di Renato Brunetta. Il ministro della Funzione pubblica, da giorni sulle prime pagine dei giornali per le sue uscite su fannulloni e dipendenti statali, ha guagagnato ben 21 punti percentuali di notorietà e conquista il secondo posto, a pari merito con Franco Frattini. Al quarto posto ci sono appaiati il ministro dell&#8217;Interno, Roberto Maroni e Maurizio Sacconi. Come Brunetta anche Sacconi, titolare del welfare, ha un balzo notevole con sette punti di consenso conquistati. Fanalino di coda della hit la bella Mara Carfagna, ministro per le pari opportunità, e Maria Stella Gelmini, titolare della pubblica istruzione. La luna di miele tra governo e Paese condiziona anche il consenso dei partiti. Il Pdl sale dal 46% al 50% mentre calano tutti gli altri. La Lega scende dal 31% al 30%, l&#8217;Idv dal 46 al 45%, il Pd dal 38 al 36%. Peggio di tutti l&#8217;Udc che perde 4 punti, scendendo dal 22 al 18%. (Il Tirreno)</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/antologiapolitica.wordpress.com/14/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/antologiapolitica.wordpress.com/14/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/antologiapolitica.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/antologiapolitica.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/antologiapolitica.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/antologiapolitica.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/antologiapolitica.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/antologiapolitica.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/antologiapolitica.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/antologiapolitica.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/antologiapolitica.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/antologiapolitica.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/antologiapolitica.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/antologiapolitica.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/antologiapolitica.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/antologiapolitica.wordpress.com/14/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antologiapolitica.wordpress.com&amp;blog=3839834&amp;post=14&amp;subd=antologiapolitica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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